Storia di “spaccature” ascoltate.

Avete presente la sensazione strana e assurda di essere su un treno, in corsa verso il vuoto,e di non sapere come fare a fermarlo per scendere?

Bene, aggiungete a questo che il treno su cui vi trovate è di quelli super accessoriati, tali da farti pensare che sarebbe veramente da ingrati voler scendere.

Vedi le fermate sfrecciare davanti ai tuoi occhi. Nomi di luoghi che restano impressi nelle tue pupille, sulla tua corazza,ma lì si fermano.

Non riescono a penetrarla.

Li leggi con la consapevolezza che ti sei allontanata da quella fermata presso la quale la tua corsa avrebbe dovuto arrestarsi, ma non sei ancora ben certa del perché o di quale fosse nello specifico.

Sai solo che l’hai persa.

I nomi che leggi sono interessanti e pieni di belle prospettive; allora ti lasci guidare dalla massa e continui a salire e scendere da quel treno, accompagnando le risate altrui, ma con un grosso senso di estraneità. Più fai di tutto per dire a te stessa che quelle risate sono tue e sono autentiche, più non le senti dentro.

Galoppi insieme agli altri, ma dopo un po’ quel tarlo attacca la tua corazza e le false certezze dietro le quali ti eri nascosta. Allora non puoi più non chiederti dove tu stia andando. Non ti basta più sentire dagli altri che il treno sta viaggiando verso luoghi incantevoli e invidiabili, perché non sei più certa che lo siano per te.

Di colpo torni a voler fare quello che fino a quel momento avevi allontanato per paura di non esserne in grado: SCEGLIERE!

E allora punti in direzione dell’uscita, incurante delle mani che cercano di trattenerti, della montagna umana che accalcata non si chiede nemmeno dove stia andando.

E mentre le porte stanno per richiudersi, tu scendi!

Scendi, e respiri! Respiri e lasci urlare le spaccature, quelle in cui si è insinuato il dubbio, quelle che hanno mostrato la realtà di quelle catene che avevi sempre scambiato per libertà.

Inutile scappare. Diventano irrequiete. Cominciano a ribellarsi. Pretendono cura, attenzioni. Tempo.

Inutile non ascoltare. Usano casse di risonanza. Vibrano e fanno vibrare il tuo terreno e ne mostrano la fragilità.

Sono così, le spaccature. O le riempi di te stessa o loro riempiono te. E ti riempiono talmente tanto che sembra non esserci più spazio per nient’altro.

Lotti contro le loro radici. (O contro te stessa?!)

E mentre respiri, ti accorgi che niente poteva essere più facile.

Dovevi solo ascoltarti.

treno-2

 

 

 

 

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4 thoughts on “Storia di “spaccature” ascoltate.

    1. Già ❤ Fortunatamente 🙂 La vita è troppo grande e troppo bella per lasciar passare le fermate che ci fanno brillare gli occhi *.*

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