Libere detenzioni.

Ore 09:30. Carcere.

Odio questa sensazione di umido che ti entra nelle ossa. Odio l’ombrello (che poi tanto si sa, tra sali/scendi e apri/chiudi, l'”inzuppo” è assicurato). Odio questo mal di testa che da due giorni ha deciso di perforare in pianta stabile le mie povere tempie.

Ma se c’è una cosa che odio più di tutte le altre è il cominciare a ruminare lamentele. Mi sto sulle balle da sola (Pensa un pò te agli altri!).

E mentre anche il semaforo rosso mi impone di fermarmi (speriamo che il mal di testa faccia lo stesso), guardo a terra e vedo l’impronta di un cagnolino che si sarà divertito a sgambettare su un asfalto ancora troppo fresco.

Si, l’argomento della mattinata sarà decisamente questo: i passi.

“Il valore dei passi”. Si, mi piace.

Quando arrivo sono già tutti perfettamente in cerchio (Quanto mi piace quel cerchio umano!), mi guardano e sorridono (Ecco che il mio mal di testa non è più poi così tanto dominante). Mi butto a capofitto su di loro. Li percepisco sereni.

Mi piace sentirli ridere. Il suono delle risate non ha mai nulla di scontato. E’ fresco, sempre nuovo. Ma soprattutto, fa terribilmente bene.

E c’è una cosa che mi fa stare anche meglio. La penna già pronta.

Se penso a quante lotte per cercare di trasmettere l’importanza di quel foglio bianco, l’importanza di quel piccolo gesto che pensavano insignificante.

<<Cosa me ne faccio io di tutto questo? Qui dentro tutto è Inferno. E pensi che questo possa cambiare le cose? No. Anzi. Porta fuori emozioni che non posso più permettermi di provare. Torno in cella e la testa non si ferma. Preferisco tacere, reprimere. Non pensare>>.

E io mi sentivo tanto piccola. Piccola rispetto a tutto quel dolore.

Angoscia. Ah si, quante volte l’ho provata! Mi arrivava sulla pelle la pressione di tutte le sensazioni che reprimevano. Mi sembravano tappati, chiusi. Chiusi in tutti i sensi.

Ed era proprio questo che mi faceva andare avanti. La voglia di regalare loro uno strumento che potesse rendere libera l’anima. Qualcosa che nessuno avrebbe mai potuto toglierli. Una libertà diversa.

Fu proprio allora che mi ritrovai a rispondere:

<<Grazie per aver condiviso con me, con noi queste emozioni. Forse adesso quella penna ti sembrerà tanto piccola rispetto ai sogni di cui ti senti privo, ma se le darai un pò di fiducia, se quella fiducia la riserverai anche a te stesso, allora non te ne staccherai più.

Certo, puoi scegliere di reprimere le tue emozioni. Ma quanto a lungo pensi di poterlo fare? Quanto a lungo pensi di poter tappare quelle parole che hai in gola?

Molla la presa. Lasciala andare. Togli il coperchio e riscopri te stesso.

Soffrirai? Oh si, puoi stanne certo.

Quando muovi un bicchiere con della posa, l’effetto è quello di non vedere più nulla. Puoi scegliere di lasciar giacere quella posa, di portarla con te come se fosse un macigno a cui sei condannato, oppure di lasciare che scorra dentro di te, ritrovando il posto che le è proprio.

Nessuno starà qui a dirti quale delle due scelte è quella giusta per te. Ma una cosa è certa, se sei tu il primo che si tratta come se fosse un macigno, sei tu il primo a condannarti e questo Inferno te lo porterai dentro ovunque andrai>>.

Ricordo questo dialogo come se fosse oggi. Ricordo i suoi occhi stanchi.

Vederlo prendere la penna è stata senza dubbio una delle emozioni più belle della mia vita.

La detenzione non è nelle quattro mura.

La detenzione è nella mente. Dalle un modo per volare e sarai libero.

definitiva

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...