Parentesi di Vita.

Parigi.
Due anni dopo.
Nessun viaggio aveva potuto competere con l’atmosfera romana e con le notti stellate passate a immaginare storie di amori timidi e sussurrati.
Nessun viaggio prima di Parigi.
Aveva deciso di partire all’ultimo momento,con la foga di chi torna a respirare la possibilità di abbandonare le incombenze a metà. Metterle da parte. Guardarle da lontano, beffandosi degli impegni, dei doveri.
La valigia già pronta.
Con la sete di libertà.
Con la foga di lei.
Si erano conosciuti mesi prima a Bologna,durante una mostra fotografica.
Lui non aveva nessuna voglia di uscire quella sera.
Eppure l’aveva fatto, ma quasi per ripicca verso quel conflitto interiore, aveva finito per sedersi in un angolo ingurgitando calici di prosecco e spiluccando tartine a destra e a manca.
Poi l’aveva vista.
E nessun quadro aveva più avuto senso.
I suoi passi leggiadri l’avevano preceduta,la sua essenza raffinata e schiva trasudava da ogni poro e lui era rimasto ad osservarla per tutto il tempo,innamorato di quel collo alla Modigliani e della sua pelle sfacciata che faceva bella mostra di sé attraverso trasparenze mai volgari.
Pennellate di colore vivo,ecco cos’era.
Sguardi lanciati nella speranza di incontrare i suoi.
E poi era successo.
Era stato un attimo,un attimo destinato a cambiare il corso dell’intera settimana successiva. Delle loro vite.
Si erano presentati senza imbarazzo.
Lei gli aveva rivelato di essere la figlia dell’artista. I suoi genitori avevano divorziato tempo prima e aveva scelto di non seguire il padre in Italia.
Voleva rimanere nella sua amata Parigi,insieme alla madre.
(L’avrebbe ascoltata per ore).
La sua voce era suadente e le parole trasmettevano intensità.
Un’intensità’ che lui aveva smesso di provare da tempo e di cui aveva tremendamente bisogno. Era una droga.
Avevano passato serate intere a raccontarsi la vita,a imparare a leggere i reciproci silenzi.
Poi si erano separati.
Non senza sofferenza.
L’avevano fatto nel rispetto delle promesse che avevano stretto con le loro vite.
Promesse di realizzazione,di costruzione di se stessi e dei propri sogni.
La viva consapevolezza che in quel momento le loro strade non erano destinate a rimanere su binari vicini. Che qualunque forzatura in senso contrario li avrebbe rotti quei binari.
Avevano continuato a scriversi tutti i giorni,senza saltarne nemmeno uno.
Nel rispetto grato di quell’incontro speciale.
Poi ad un tratto entrambi si erano lasciati inghiottire dagli impegni quotidiani,quasi dimenticando la magia che li aveva resi meravigliose calamite.
Avevano continuato ad attrarsi da lontano,con la sensazione di viversi anche nel silenzio.
Dopo mesi quella chiamata.
Lei e la sua voce entusiasta. Stava organizzando la presentazione del suo libro.
La sua droga. Eccola.
Quel fiume di parole che non si sarebbe mai arrestato, che non conosceva noia, tristezza.
Lui non se l’era fatto ripetere due volte e si era precipitato a Parigi.
Quando l’aveva vista all’aeroporto,le era corso incontro,stringendola a sé fino a sentire dolore alla braccia,fino a farsi inebriare dal suo profumo.
Quel profumo che era di nuovo lì,nel suo naso,come se non se ne fosse mai andato.
Si erano vissuti fino al punto di desiderare il sonno,senza poi permetterselo.
Il tempo correva e loro restavano sospesi su poltroncine di boulangeries sempre diverse.
Si erano riempiti gli occhi di vita reciproca e quando lui fu costretto a ripartire,lo fece una notte,di nascosto.
La guardò a lungo,memorizzando ogni singolo lineamento di quel viso regale e sereno.
Le riempì la stanza di quadri e di post it.
Voleva che si svegliasse in mezzo a ciò che lei aveva sempre rappresentato per lui: ARTE!
Sul cuscino un unico grande girasole.
Lei sarebbe sempre stata il suo sole.
Il pungolo al suo volersi lasciar andare.
Lo sprone ad avere il coraggio di vivere in modo audace, fiero. Beffandosi della paura.
Perché in fondo l’amore è proprio questo.
L’ispirazione a non accontentarsi mai.
pungolo
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