Pensieri sottocoperta.

Ieri sera nel calduccio della mia coperta, pensavo a quanto spesso sia difficile essere se stessi. A quante volte sentiamo la necessità, illogica eppure totalmente umana, di indossare un velo, di riempirci di pellicola, fosse anche sottilissima.

Perché l’importante, quando lo facciamo, è rispondere alla necessità impellente di  non entrare a contatto diretto.

Mettere distanza.

Tra noi e una circostanza specifica, tra noi e una persona, tra noi e l’ambiente nel quale in quel momento siamo immersi.

Quello che puntualmente poi torno a ricordarmi è che ogni velo che finiamo per indossare è un velo che ci allontana dalle nostre radici, dalla nostra capacità di ritrovarci, di sentirci.

Un velo che tradisce l’essenza più vera della nostra anima. Che la fa sentire sbagliata, inadatta.

Costretta a nascondersi per cosa?

Quante volte, a forza di mettere veli, abbiamo finito per non sapere più che cosa vogliamo davvero? Ci si è tanto allontanati da se stessi che poi si fa fatica a ritrovarsi.

Un labirinto umano.

Si, è quello che si diventa quando si ha paura.

Quando ad ogni bivio, tutto vorrebbe portarci a destra ma noi no, ostinati e contrari verso sinistra. Quando la nostra vocina più interna prova a farsi sentire, ma inevitabilmente finisce per essere messa a tacere e dopo un pò il pulsante del volume, smette anche di provarci ad alzarla.

La vocina si fa stanca, distratta.

Distratta esattamente quanto noi.

E la domanda è: come pensiamo di poter raggiungere gli obiettivi della nostra vita quando noi siamo i primi a non sentirci adeguati?

E allora ecco che mi ritornano in mente queste meravigliose parole.

Nichiren Daishonin, monaco buddista giapponese, diceva:

“Se vuoi conoscere le cause del passato, guarda gli effetti del presente; se vuoi conoscere gli effetti del futuro, guarda le cause del presente”

Un post it ormai nella mia testa.

Una sorta di allarme che suona ogni volta che istintivamente faccio qualcosa che so che mi sta allontanando, che mi sta portando alla deriva.

Ormai ho imparato che nella vita mai nulla è sprecato. Soprattutto se tutto viene utilizzato per crescere e rafforzare le radici. La fonte. Che è sempre lì, sotto i nostri piedi. Sotto il nostro naso. Anche quando sembra lontana mille miglia.

E allora tutto quello che dobbiamo fare è volerle sentire quelle radici. Innaffiarle. Curare la profondità per non avere più paura della superficie. Per non sentire più l’urgenza di quella pellicola.

Per sentire il contatto diretto.

Come quando di mattina esci di corsa da casa (un classico!) e senti il vento gelido sul viso. E’ gelido si, ma è reale. E tutto ciò che è reale può essere affrontato fino a farlo diventare amico.

E allora, buona visione!

sotto-coperta

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4 thoughts on “Pensieri sottocoperta.

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