Seduta.

La mia settimana non è stata facile.

E’ stata bella, intensa, ma non facile.

Ieri sera la mia emicrania mi ha dato un pò di respiro e così i pensieri sono tornati a scivolare lisci, liberi. Senza freni, senza dolore.

Sotto il piumone sento il telefono che vibra. Un messaggio.

Leggo, scorro quelle parole, le vedo prendere vita. Le lascio giocare con i miei pensieri, sperando di non alterare con i miei occhi il significato profondo di quello che sto leggendo.

E in un attimo si apre il baratro.

Non era un baratro spaventoso. Era semplicemente uno di quelli “con la faccia da schiaffi”. Era questa l’immagine del mio baratro. Che ti guarda in faccia e con occhi di sfida, ti dice: <<Dai? Ora che fai? Affrontami!>>

E in un attimo ho fatto tre passi indietro. L’ho guardato da lontano.

Ma ho sorriso.

E in quel sorriso, senza nemmeno accorgermene, c’era il segno di una crescita. Proprio lì, proprio in quel momento, mi sono riscoperta diversa, pronta anche nel mio non esserlo, imperfetta e assolutamente contenta del rispetto che stavo mostrando verso me stessa.

Cos’era cambiato? Apparentemente nulla. Era quello che provavo io che era diverso. La mia reazione. La mia serenità di fronte a qualcosa che prima mi avrebbe fatto provare ansia. La classica ansia da bivio.

Invece c’era consapevolezza. C’era consapevolezza in quei passi indietro.

Non era qualcosa che non potevo controllare, o di cui mi sentivo vittima.

Avevo scelto.

Nel rispondere a quel messaggio avrei dovuto essere sincera. Ma il dolore, la fragilità della settimana passata era ancora troppo vivo. Troppo forte.

E allora ho preferito mettere un velo tra me e quel messaggio, tra me e la risposta che avrei voluto dare.

E non perché volessi mentire. Semplicemente perché in quel momento non me la sentivo di essere trasparente. Di essere me.

Quando sono davanti a qualcuno il mio viso tradisce tutto e pensavo tra me e me che forse per messaggio avrei avuto qualche possibilità di non essere così maledettamente cristallina. O forse mi volevo semplicemente illudere di poterci riuscire.

Inutile andare contro la propria natura (Non smetterò mai di dirlo).

E dalla risposta che ricevo capisco che era esattamente come pensavo. Mi stavo solo illudendo. E forse forse sono felice di essere stata “scoperta”, sono felice di essere così tanto leggibile.

Labirinto.

Per me il labirinto è proprio questo.

Orde di pensieri che prendono vita propria, che condiscono le proprie immagini di frecce. Frecce che mostrano scenari sempre diversi, cambiandoli continuamente. E poi ancora. E ancora.

Lo fanno fino a quando tu, stanca di decifrare quella segnaletica, ti ci siedi di fronte e aspetti che la direzione sia il tuo animo a suggerirtela. E lo faccia così profondamente da non avere più paura di sbagliare.

Da non avere più paura di lanciarti e di farlo andando fino in fondo.

Labirinto.

Eccolo.

E’ la nebbia che lasciamo salire quando il percorso non è chiaro, o forse è l’obiettivo a non esserlo.

Allora vediamo innalzarsi mura, ostacoli, strade dissestate. Scenari apocalittici.

E poi tutto cade inesorabilmente quando decidi di mettere azione.

Quando decidi che è arrivato il momento.

Perché lo senti.

Perché ogni fibra di te te lo dice.

Perché hai capito dove vuoi andare.

E allora stamattina, tra l’aroma del tè caldo e quello del caffè dei miei, ho capito il perché dei miei passi indietro serali. Della mia reazione “strana”.

(Reazione che in altri tempi avrei respinto. “No, tu non puoi provarla. Non è quella giusta!” Ma perché, c’è un copione?!)

Voglia di fare passi rispettosi del mio “sentire”. Voglia di costruire un pò alla volta. Dando valore ad ogni singolo mattoncino. Senza ammassarli.

Ma scegliendo.

Scegliendo di volta in volta il colore, la forma, l’incastro.

Scegliendo l’armonia. L’armonia con me.

Scegliendo me. Me per prima.

E allora mi siedo di fronte a quella segnaletica.

Lascio che a parlare non sia quel labirinto, ma la parte più profonda di me.

E fino a che non sentirò una voce chiara, è lì che mi vedrete seduta.

Seduta, sorridendo.

aspettare-seduti

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6 thoughts on “Seduta.

  1. “Scegliendo me. Me per prima.”
    Ecco, così. Sì, così.
    Molto profondo e bello ciò che hai scritto.
    L’ armonia deve essere sempre con noi.
    Grazie, cara
    Ti sorrido
    gb
    Giusto il tuo stare “Seduta, sorridendo”

    Mi piace

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