Per-donarsi

Sono settimane che rifletto su quanto sia difficile accettare le proprie fragilità.

I punti che fanno male.

Gli errori che puntualmente pensiamo avremmo potuto evitare.

Quelli che stanno lì, recintati, come se appartenessero a qualcun altro.

Chissà perché poi quelle fragilità le condiamo di parole dal chiodo appuntito, che si agganciano alle pareti della mente e sembrano scavarsi uno spazio sanguinante.

Uno spazio nutrito da un coltello che continuiamo a girare. E ancora. E ancora.

Il nostro personale modo di punirci.

Di farcela pagare.

Sensi di colpa. (Quanto li conosco bene!)

Un meccanismo che spesso non dà tregua. Che toglie il gusto della vita.

Ho sempre pensato di dover essere perfetta (Perfetta poi per chi?!).

E questo per tantissimo tempo mi ha tolto energie.

Mi ha impedito di conoscermi davvero.

Di scavare nel profondo di me stessa senza la paura di trovare qualcosa che potesse non piacermi.

Paura di sentirmi sporca, macchiata, rispetto all’immagine che avevo posterizzato nella mia mente.

Macchie con cui poi avrei inevitabilmente dovuto fare i conti. E quei conti, per me, erano sempre troppo salati.

Poi qualcosa è cambiato.

Si è sciolto.

Quel poster ha cominciato a sbiadirsi.

A non reggere il confronto con le distese sconfinate e con i colori con i quali ho sempre sognato di pennellare le mie giornate.

Quello spazio di equilibrio apparente si è aperto, lasciando entrare spifferi, foglie staccate dal vento, briciole, disordine.

D’improvviso quel disordine mi piaceva.

Mi piacevano quei nuovi ingressi e quegli errori che illuminavano la strada più di tutte le lanterne che avrei potuto usare.

Quegli errori mi facevano scegliere.

Sempre.

Scegliere come proseguire. A che velocità e verso che direzione.

E quando ho capito che erano proprio quegli errori i miei principali alleati, ho smesso di preoccuparmi e ho iniziato ad occuparmi. A scoprirmi.

E più lo facevo, più avevo voglia di farlo.

Assumere forme sempre diverse.

Affrontare le novità con la leggerezza di una bimba che ha solo voglia di correre senza paura di spettinarsi.

Senza paura di perdere la bussola, di sganciarsi da punti di riferimento che ormai non erano più sicurezze, ma solo scomodi limiti.

Penso sia proprio da quel momento che ho cominciato ad odiare le definizioni e tutto ciò che chiude, che delimita, che pensa di sapere. Di aver capito.

E invece c’è sempre altro.

C’è sempre di più.

C’è sempre un limite che pensiamo di aver raggiunto una volta per tutte e che è invece pronto a diventare trampolino di lancio se solo gliene diamo la possibilità.

Se solo la prospettiva cambia e con essa siamo pronti a cambiare noi.

Perdonarsi.

Questa parola che sento così tanto spesso e che adesso mi sembra così tanto priva di ogni significato.

Perdonarsi per cosa? Per avere voglia di scoprirsi? Perché correndo rompiamo qualche coccio per strada oppure ci sbucciamo il ginocchio?

Penso che nessuno debba sentire la necessità di perdonarsi per questo.

E’ un pò come salire una montagna.

Mentre ci aggrappiamo alle pietre, sentiamo parti che si staccano, brecciolina superflua che cade. E che lasciamo andare. Perché il punto non è lasciare tutto così com’è. Intatto. Ma continuare a salire lasciando andare il superfluo.

Non siamo poster e non dobbiamo aderire a nessuna parete.

La nostra identità è proprio in quello scollamento.

In quello stridere che mostra le forzature.

Perdonarsi non ha senso.

Donarsi, a se stessi, si.

donarsi.jpg

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13 thoughts on “Per-donarsi

    1. Rispettare se stessi e la propria natura é il primo passo per rispettare gli altri ❤❤❤ Non può esserci distinzione alcune tra questi due aspetti per me. Toccare con delicatezza gli altri significa innanzitutto riuscire a farlo con se stessi 😘😘😘

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