Verde. Verde Esmeralda.

Esmeralda.

No, non è un cartone animato.

E’ un dono della giornata di ieri.

Volevo prendere un pò d’aria fresca.

Così ho vinto la pigrizia e mi sono messa in cammino.

Non ho preso solo aria.

Giusto per non farci mancare nulla, dopo un pò è arrivata anche la pioggia.

Ma non subito ovviamente.

Giusto il tempo di farmi allontanare quanto basta a non poter tornare indietro.

Non che mi dispiacesse poi così tanto.

Il problema è che in aperta campagna il primo riparo lo trovi dopo che sei già completamente fradicia.

Decido di continuare a camminare.

(Non che avessi poi molte altre possibilità).

Ad un certo punto vedo una vecchia cascina, in un punto in cui non ero mai arrivata e in meno di mezzo secondo diventa il mio riparo.

Era completamente abbandonata, o per lo meno così sembrava.

(No, i film horror in questo non mi hanno insegnato nulla).

E poi la vedo.

Era impegnata a travasare piante sulle quali forse nessuno aveva mai scommesso più di tanto, visti i piccoli vasetti a cui erano state destinate.

La cosa che cattura subito la mia attenzione, sono i suoi capelli.

Pur amando moltissimo quel colore, nemmeno io sarei riuscita ad osare tanto.

Verde smeraldo.

Il punto è che le stavano d’incanto.

Aveva i lineamenti del viso morbidi, luminosi.

Non avrei davvero saputo darle un’età.

Penso che forse sarebbe stato meglio evitare invasioni di campo e trovare un altro riparo, ma ero completamente zuppa.

E poi quel posto mi piaceva davvero tanto.

Così mi faccio avanti e la saluto.

Era evidentemente sorpresa dalla mia presenza.

(E come darle torto?!)

Ma affatto infastidita.

La prima cosa che mi dice è: <<Mi sa che hai scelto la giornata sbagliata per fare una passeggiata!>> (Mmm si, decisamente!).

Il suo nome mi colpisce più dei suoi capelli a caschetto.

Esmeralda.

Un nome principesco che le era stato dato, contro ogni tradizione, perché sua madre non poteva avere figli.

Speranza. Meraviglia. Era tutto quello che la madre aveva voluto racchiudere all’interno di quel nome che lei incarnava così bene.

Aveva 65 anni (e io sinceramente non l’avrei mai detto).

Veniva da Mezzano (Trentino), dove si era trasferita con suo marito dall’età di 25 anni.

Alla morte della madre, aveva ereditato quella cascina in cui aveva trascorso gran parte della sua infanzia.

Così di tanto in tanto, per qualche mese, tornava in quel posto che spesso le mancava molto.

Nell’offrirmi riparo (condito di fono per asciugarmi e caffè caldo), mi ha praticamente raccontato gran parte della sua vita.

Mi ha detto di essersi lasciata con il marito, dopo poco tempo dal matrimonio e di aver scelto di rimanere a Mezzano per poter essere accanto ai suoi figli.

Aveva degli occhi meravigliosamente vivi. Mi sembrava uscita fuori dal classico libro delle favole. E forse proprio questo effetto voleva ottenere sua madre donandole quel nome.

Ad un certo punto arriva la domanda X.

<<Ma il tuo compagno non passeggia con te?>>

Dopo un attimo di imbarazzo le rispondo: <<In realtà non c’è nessun compagno in questo momento nella mia vita>>.

E lei continua. <<Posso chiederti come mai?>>.

Me l’aspettavo che ci sarebbe stato un seguito. Era curiosa. Almeno quanto me.

Non mi pesava rispondere.

<<Non mi sono più innamorata>>.

Esmeralda: <<Eppure mi sembra che ci sia anche dell’altro>>.

(Evviva la capacità di leggere nei pensieri.

Ah già, dimentico che io sono particolarmente leggibile).

<<Ottima capacità di osservazione. E’ vero, non è tutto.

Mi sono ripromessa di rafforzarmi.

Di non permettere più ai rapporti di bloccare la mia crescita personale. Di non permettere che diventino totalizzanti. L’amore per me è una boccata d’aria fresca. E’ aumentare la propria capacità di respirare. E’ moltiplicare le proprie forze. E’ valore aggiunto.

(Ecco. Aggiunto).

Aggiunto a ciò che vale già di per sè.

Vedo troppe persone che cercano di completarsi in qualcos’altro e questa cosa a me fa davvero molta paura>>.

Lei mi ascoltava attentamente e io mi stupivo delle naturalezza con cui le stavo raccontando cose di cui normalmente parlo poco.

<<Devo assolutamente raccontarti una cosa>>. (Ad un certo punto mi dice).

Resto in silenzio.

<<Da qualche mese mi sono fidanzata nuovamente>>

E mentre lo diceva sorrideva come un’adolescente nel pieno del suo innamoramento.

<<Ho scoperto un amore nuovo, diverso. Esattamente come quello che tu descrivi. Un amore che aggiunge luce, piuttosto che sottrarla.

Che non fa ombra. E’ proprio così che si è in grado di riconoscerlo>>

Ecco. Aveva decisamente colpito nel segno.

La interrompo per un attimo e aggiungo:

<<Molte persone pensano di non meritare il tipo di amore che vorrebbero vivere.

Troppe persone. E per tantissimo tempo l’ho pensato anch’io.

Io ora non ho scelto di stare da sola. Ho scelto di non accontentarmi.

Penso che siano due cose completamente diverse>>.

A quel caffè ne è seguito un altro. Con biscotti stavolta.

Aveva smesso di piovere, ma io da quella cascina non sarei mai andata via.

Ad un certo punto ho dovuto salutarla.

Mi ha abbracciata forte e mi ha detto:

<<Sii fiera di te stessa e quando pensi anche solo per un attimo di non poter meritare di più, ricordati che sei solo tu che hai l’interruttore per la luce. Aumenta l’intensità e vai dritta verso ciò che vuoi>>.

Non dimenticherò mai quella donna.

Esmeralda.

In un nome, tutto ciò che io ho sempre pensato della vita.

Meraviglia e stupore.

Passo e chiudo.

verde-smeraldo

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