Ciao Fata.

Ciao S!

Stanotte ti ho sognata.

Strano.

Io non ricordo mai i sogni.

Ma la sensazione bellissima di averti tirata fuori dall’angolino del mio cuore mi ha dato il buongiorno.

Mi dispiace solo non essere riuscita a ricordare i tratti del tuo viso, ma eri tu.

Ne sono certa.

Eri tu con la tua treccia lunghissima.

Ma stavolta sorridevi. Eri serena.

Non ho più provato a cercarti. So che sei andata via. Ed è giusto così.

Quelle nottate in ospedale io non le dimenticherò mai.

Ricordo che quando mi hanno ricoverata, tu eri già lì.

Non riuscivi a prendere aria. Eri attaccata al respiratore. Penso di non aver mai visto nessuna persona cercare aria come te.

Sembrava non ti bastasse.

E non avevi accanto nessuno.

Ricordo l’infermiera di turno chiedere a mia madre se entrambe fossimo figlie sue.

Perchè tu cercavi aria e accanto a te non c’era nessuno.

Io ero piccola.

Ma sapevo che quella situazione non era normale.

Il giorno lo passavamo a chiacchierare e quando la sera si avvicinava tu tornavi preda delle tue crisi.

Il buio e le tue crisi.

In ospedale ti conoscevano tutti. I tuoi ingressi sembravano essere all’ordine del giorno.

Poi un giorno. Tuo padre.

E quella sensazione che tutti avresti voluto lì tranne che lui.

Lui arrivava e io mi sentivo a disagio.

Sentivo il bisogno di uscire.

Non mi piaceva.

Non mi piaceva il modo in cui ti trattava.

Non mi piaceva il modo in cui tu cercavi di rimettere in ordine qualcosa che entrava puntualmente in subbuglio.

Ti sentivo in disordine. Sentivo il tuo caos.

Sentivo il tuo caos e non capivo.

Non mi piaceva sentirlo sminuire i tuoi studi. La tua voglia di fare carriera.

Non mi piacevano i suoi tentativi di dipingerti l’idea di una vita che fosse al di sotto delle tue aspettative.

Non mi piaceva sentirlo sminuire le tue crisi respiratorie.

Perchè io ero lì.

E ricordo tutto. Ricordo la tua fatica. Le tue sudate.

E tutto questo non poteva essere il capriccio di una ragazzina che cerca soltanto attenzioni.

Mi chiedevo come si facesse anche solo a pensarlo.

Quando io sono uscita dall’ospedale, rimasi in contatto con l’assistente sociale che ogni tanto faceva capolino nella stanza.

Era una donna particolare.

Voleva la ricetta del dolce che mia madre ti portò nel giorno del tuo compleanno.

E poi un giorno l’ho saputo.

Ho saputo delle violenze che hai subito.

Ho saputo della vita che ogni giorno ti veniva negata.

Ho saputo del silenzio di tutto questo schifo.

Avrei voluto solo saperlo prima. Avrei voluto abbracciarti forte.

Avrei voluto dirti che quell’aria che tanto cercavi, era già dentro di te.

Che non dovevi cercarla.

Che sei tanto forte.

Ricordo mia madre che ti aiutava a sistemare quella treccia bellissima mentre tu ci raccontavi della tua sorellina.

Stamattina ho riascoltato la canzone che continua a farmi pensare a te.

Mery. Gemelli Diversi.

Mi piace tanto la parte in cui dice:

“hey guarda c’è Mary è tornata in stazione sai stringe la mano a due
persone il suo bel viso ha cambiato espressione senza più gocce di
dolore ora la bacia il sole, bacia il suo uomo e la bimba nata dal suo
vero amore con quel suo sorriso che dà senso a tutto il resto protetto
da un mondo sporco che ha scoperto troppo presto. Ha un’anima ferita,
un’innocenza rubata, sa che è la vita non una fiaba ma ora Mary è
tornata una fata”

Si. Perchè sono sicura che sei diventata una donna forte. E che ora sei felice.

Sono sicura che adesso insegni agli altri come prendere quell’aria che a te è mancata per tanto, troppo tempo.

Se provo a visualizzarti nella mia mente l’immagine è sempre la stessa.

Tu che corri su un prato fiorito a piedi scalzi.

Senza più nessuna paura di toccare la vita.

Ciao Fata.

ciao-s

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3 thoughts on “Ciao Fata.

  1. Non so chi sia la persona protagonista e non conosco la storia ma mi immagino tutto perché tutto è chiaro e ben narrato…Spero tanto che realmente S. oggi stia vivendo finalmente di quell’aria che tanto le mancava. Lo spero davvero per lei e per tutte le altre S. che in questo momento ci sono in qualche altro angolo di questo mondo!

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