Al centro.

In un angolo.

Impotenti.

Quante volte abbiamo pensato di essere privi della possibilità di scegliere?

Scrivere il finale di un film, prima ancora di conoscerne le singole scene.

Per tranquillizzare la mente.

Per cercare di avere il controllo di tutto.

Per evitare il rischio del fallimento.

Ed evitarlo almeno razionalmente.

Perché no.

Noi no.

Non possiamo fallire.

Beh, è una cosa che facevo spesso.

Non che ora ne sia esente.

Ma mi alleno in direzione ostinata e contraria.

Ogni giorno.

Perché non si impara mai una volta per tutte.

Mi alleno esattamente come si fa con i pesi in palestra.

Ho riscoperto la bellezza del non soffermarsi troppo sulle circostanze esterne.

Sulle cose che puntualmente accadono o non accadono.

Semplicemente mi alleno ad usarle in modo nuovo, diverso.

Per raddrizzare il tiro rispetto alla direzione nella quale davvero voglio andare.

Per capire cosa non voglio.

Cosa voglio.

Perché è già lì.

Lì, nello stomaco.

E imparare a non avere paura di sentirlo.

Di dirmelo.

Di dirmelo ad alta voce.

Senza lasciarlo sotteso.

Quando regali un megafono ai sogni, è come se davvero li mettessi in moto.

Qualcosa cambia profondamente.

La consapevolezza.

Soprattutto cambia la percezione.

La sensazione di poterli meritare davvero quei sogni.

La differenza tra un obiettivo e un sogno per me è proprio questa.

Sta tutto in quell’azione.

Che è soprattutto “riconoscere”.

Riconoscere per raggiungere.

A volte ci si lamenta del tempo.

Del tempo infinito che sembra passare.

O della confusione.

Quante volte l’ho fatto?! Ho perso il conto.

Ma la cosa più bella è rendersi conto del fatto che quel tempo era quello necessario per lasciarlo maturare quel megafono.

E per avere la certezza di volerlo usare.

Su questo l’ambiente non ha nessun potere.

Perché quello più importante è proprio lì in quello stomaco.

E allora la chiave di tutto non è (o non è solo) “reagire”.

Ma “agire”.

Non è nell’effetto.

Di cui sentiamo spesso il peso nelle conseguenze che viviamo.

Ma nelle cause.

Cause che illuminano quell’impotenza e ne rompono le mura.

E’ così che ho scoperto di non essere in un angolo.

Ma nel centro esatto dei miei sogni.

Dovevo solo guardarli.

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