Desiderare. Istruzioni per l’uso.

C’è un biglietto che in questi giorni mi perseguita.

E’ una specie di ombra che viaggia attaccata alla mia.

Ho pensato a quella scena di Peter Pan, quando Wendy cerca di ricucirgliela l’ombra.

La sola differenza è che qui le parti si sono invertite.

Io non la cerco. Ma lei è lì.

E non è tanto un’ombra fisica.

E’ più un retropensiero che colora con un pò di sé tutto il resto.

E allora hai sempre la sensazione che stai rimandando qualcosa.

Che c’è qualcosa che ancora devi fare.

E stamattina proprio non ne potevo più.

Di che cosa sto parlando?

Del mio bigliettino dei desideri per il nuovo anno.

Ho deciso di non chiamarli obiettivi.

Perché sembrerebbe qualcosa di forzato – per lo meno ai miei occhi in questo momento.

E perché ho capito che non voglio più essere soltanto una macchina da guerra.

Voglio che i miei obiettivi (opsss…desideri), siano immersi nel romanticismo dei percorsi che attivo per toccarli con mano.

Che non siano una misura del mio valore, qualcosa senza la quale “non sono”.

Nè voglio che diventino dei limiti oltre i quali penso di non poter andare.

I desideri non sono lì a riempire mancanze. O vuoti.

Non sarebbe giusto per loro, né tantomeno per noi stessi.

Voi vorreste essere un tappa – buchi?

Ecco, nemmeno i desideri.

Credo che sia questo il motivo per il quale così tante persone hanno difficoltà a metterli per iscritto.

Non perché non ne abbiano .

Ma perché si fermano a pensare a ciò che manca.

Il che sembrerebbe anche legittimo.

Ma ad un occhio attento quella mancanza è paura.

E così quel biglietto diventa frustrante.

Un concentrato di tutto quello che pensiamo di non poter realizzare.

La linea è sottile. Sottile e velenosa.

Perché poi quel foglietto finisce sempre per contenere tutto, tranne quello che avremmo voluto scrivere davvero.

C’avete mai fatto caso?

Il primo biglietto sincero penso di averlo scritto l’anno scorso. Dopo ore di sudata lotta.

Ed è stata una gioia enorme vedere quanto la mia vita si sia arricchita nel mentre camminavo per andargli incontro.

Forse il punto è proprio questo. Pensare alla sensazione che si vorrebbe provare, proprio lì, nello stomaco, alzandosi la mattina per poter curare tutto ciò che si è scelto.

E’ questo lo spirito con il quale scriverò il mio nuovo anno.

E se per caso dovessi dimenticarmelo, tornerò qui a leggere questi buoni propositi.

La cosa che sarà sicuramente in cima al mio elenco è impegnarmi per fare in modo che tutte le persone che popolano la mia vita, siano consapevoli del posto che abitano e dell’importanza che rivestono per me.

Permettere a chi hai accanto di sentirsi superfluo o intercambiabile è quello che a tutti i costi voglio evitare.

Forse perché più volte durante l’arco di questo anno, ho avuto io stessa la sensazione di essere trattata in questo modo.

Essere trattata? Mmm..i verbi al passivo non mi sono mai piaciuti.

Nel bene o nel male sono sempre io a volermi prendere la responsabilità della mia vita.

A volte rompe le scatole il fatto di non potersi mai lamentare. Ma la realtà è chiara.

Sono io che l’ho permesso.

E questo ha anche un risvolto positivo. (E menomale.)

Perchè se sono io ad averlo permesso, posso fare in modo che non accada mai più.

Soprattutto, cosa ancora più importante, posso fare in modo che nella mia vita il superfluo non abbia più spazio.

Eh si, quello spazio lo uso per i miei desideri.

Per tutto ciò che illumina la mia vita e il mio sorriso.

E anche per un pò di sana polvere.

Meglio quella che il superfluo, no?

Buona vita a tutti! ❤

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