Immersioni.

L’altra sera guardavo il mio alberello sbrilluccicoso nel buio della sala , dalla mia prospettiva preferita.

Quella del divano ovviamente.

In questi giorni mi sono concessa tante di quelle maratone di libri che ho avuto tempo solo di uscire da un pigiama per rientrare in un altro.

Poi oggi è arrivato il momento di vestirsi e mettersi i jeans.

Che c’entra?

C’entra.

Perché questa lunga maratona è stata un’immersione, un momento solo mio in cui nessun altro poteva essere incluso. Credo che avrei ringhiato.

E forse l’ho fatto.

Sono stata particolarmente gelosa dei miei spazi. Asociale come in poche altre occasioni. Quasi quasi faticavo a riconoscermi.

Ho concesso davvero a poche persone di accostarsi alla bolla che mi ero creata intorno e solo a quelle che erano disposte a sedercisi accanto senza la pretesa di volerla rompere.

Senza la pretesa di volere spiegazioni che in quel momento non cercavo nemmeno per me stessa.

Perché se c’è una cosa che ho imparato in questi mesi è quella di rispettare ogni singolo momento che la vita ci regala. Soprattutto quelli che non siamo in grado di comprendere. Quelli scomodi.

Quelli che tornano a farti sentire che c’è qualcosa che hai perso di vista e che ora sta richiamando la tua attenzione.

Ed ecco che torniamo ai jeans.

Sono uscita dal pigiama dopo aver preso due decisioni molto importanti che aspettavano lì in coda da tanto tempo. E solo allora, mi sono resa conto del valore di quell’immersione. Di quanto sia stata preziosa.

Un’incubatrice.

Ho chiuso l’ultimo libro e la decisione era lì. Senza che io nemmeno c’avessi pensato. Senza essermi scervellata.

Era lì, tra i pacchetti del mio albero di Natale.

E mentre oggi sulla cyclette pensavo alla lista degli obiettivi che mi ero posta per quest’anno, mi sono resa conto che quell’obiettivo non realizzato era necessariamente lì a bussare e a richiedere il suo tempo. Esattamente lo stesso che ho dedicato a tutti gli altri.

Chissà perché pensiamo sempre che sia necessario chissà quanto tempo per prendere una decisione.

In realtà è il frutto di un attimo.

E’ qualcosa che ti salta dentro.

Che inverte la rotta.

E allora tutto il tempo che spesso leghiamo alla scelta di una direzione, non è quello necessario per prenderla, ma per fare i conti con tutti i foglietti che hai depositato su quel desiderio, nascondendolo alla vista.

Solo alla vista.

La vita bussa. E lo fa sempre nel momento più opportuno.

Di colpo senti che c’è qualcosa che manca. Che hai scelto, ma che stai trascurando.

Le scelte, quelle più profonde, non ti trascurano.

Non si dimenticano di te. Anche quando tu ti dimentichi di loro.

E dopo quel salto è come se qualcosa fosse cambiato definitivamente.

Come se avessi recuperato una bussola e adesso fossi pronta ad affrontare di nuovo i miei spazi. Ad aprirli agli altri senza percepirli come nemici. Invasori della mia intimità.

E mentre guardo quel pigiama arrotolato sul letto, sorrido.

Sorrido pensando di essere di nuovo in ritardo.

Bentornata normalità.

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