Trecce bionde.

“Memoria del telefono piena”. La mia scritta preferita. Decisamente. Soprattutto se compare mentre sto cercando di fotografare qualcosa che puo’ sfuggirmi da un ┬ámomento all’altro. E’ proprio un brivido che ti sale lungo la schiena, arrivando ai nervi con una capacita’ a dir poco sorprendente.

Forse e’ il caso di fare pulizia. Si, di quelle che durano da Natale a Santo Stefano,ma che almeno danno una tregua momentanea da quella scritta che dispettosa continua a lampeggiare anche dopo aver esaurito l’eliminabile.

Questa no, questa no, questi si…e poi una foto, una di quelle che avevo protetto da sguardi indiscreti. Il senso di tutto quello in cui credo.

Spettacolo teatrale in carcere: il sipario si chiude e arriva il momento dei saluti. Intere famiglie presenti, fosse anche solo per la possibilita’ di condividere la stessa dimensione spazio-temporale con i propri cari. E’ un’elemosina di attimi. Briciole di sguardi di cui si ricorda soprattutto l’assenza. Quell’assenza che fa male e buca i ricordi, svuotando le emozioni.

Trattenersi. E’ il verbo che va per la maggiore. Nessuno slancio. Compostezza.

Ma una bimba non ci sta a limitarsi. Non ci sta. Con la classica irresistibile ribellione dei poppanti alle regole.

Il suo papa’ sta per svanire di nuovo dietro il sipario ma prima le riserva un bacio da lontano. Mi dispiace quasi rubare questo momento, dovrebbe essere loro.

Il diritto di proprieta’ sugli attimi. La cosa che a me mancherebbe di piu’. Evidentemente quella bambina e’ d’accordo con me, perche’ sfugge alla stretta della madre che inutilmente cerca di recuperarla correndo tra le sedie della platea. Trecce bionde (mi piace ricordarla cosi’) sale sulle scalette che la dividono da quel bacio e salta addosso al suo papa’. Sono tante le lacrime. E mentre gioisco per quello slancio che non si e’ lasciato addomesticare, scatto una foto, ripromettendomi di regalarla a quella simpatica ribelle per la quale ho fatto un tifo silente.

La forza della presenza. La necessita’ della presenza. Mi chiedo se sia giusto per trecce bionde dover affrontare tutto questo, limitando le immersioni in quelle braccia e trasformandosi in una ribelle per il solo naturale bisogno di tempo in piu’.

Scende da quelle scalette come un’eroina che ha vinto la sua personale battaglia e mentre si asciuga i lacrimoni l’abbraccio anch’io. In quella stretta la sento sofferente ma terribilmente viva. E forse quell’abbraccio serve piu’ a me che a lei.

Non privarsi dei propri slanci e delle proprie emozioni. Non privarsi di se stessi. Mai.

E allora forse quella scritta puo’ continuare a lampeggiare. Trecce bionde ha riempito la memoria. Si, ma soprattutto, il cuore. #slancio #attimidiproprieta’ #battaglie

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